CREDITO BANCARIO: IN ARRIVO ULTERIORI RESTRIZIONI SULLE SEGNALAZIONI IN CENTRALE RISCHI

Le banche tornano ad applicare una restrizione del credito, le imprese mostrano – con poche eccezioni – un rallentamento nella domanda di prestiti.

Questo è il quadro che emerge dall’indagine condotta da Banca d’Italia sulla situazione del mercato creditizio italiano nel secondo semestre del 2018, un’istantanea scoraggiante che conferma gli allarmi degli ultimi mesi, lanciati da più fronti nei riguardi delle imprese italiane.

In ordine, la stretta sul credito: a seguito di 4 anni dove le banche hanno mostrato una relativa flessibilità nelle condizioni di erogazione del credito, il 2018 presenta un deciso inasprimento, che l’indagine di Bankitalia registra a prescindere dal settore di attività.

Passando dall’offerta alla domanda, le notizie non sono migliori: l’indagine riscontra infatti una generale, minore propensione delle aziende ad utilizzare il canale bancario per reperire le risorse finanziarie di cui hanno bisogno. In particolare, le imprese del Centro Sud mostrano una leggera diminuzione nelle domande di prestiti, quelle del Nord Ovest una situazione pressoché stabile. L’eccezione è offerta dalle imprese del Nord Ovest, che presentano un modesto aumento.

Le PMI (e per PMI intendo anche quelle aziende con fatturato intorno ai 100 mln), ossatura dell’economia italiana e totalmente “bancocentriche” per quanto riguarda la gestione finanziaria, sono le più penalizzate.

 

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Partendo da questa poco confortante fotografia, un ulteriore allarme per le aziende italiane proviene dalle nuove norme Ue, intervenute in materia di definizione di default.

Banca d’Italia ha infatti recepito con l’aggiornamento della Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013 “Disposizioni di vigilanza per le banche” le novità apportate dal Regolamento Delegato UE n. 171/2018.

Esse saranno operative dal 31 dicembre 2020, e fissano nuove e più stringenti soglie di rilevanza (attualmente vige in Italia una soglia relativa del 5%) secondo le quali un’esposizione scaduta e/o sconfinante da oltre 90 giorni (past-due) va considerata in stato di default:

  • una soglia assoluta di Euro 100 per le esposizioni al dettaglio ed Euro 500 per le altre esposizioni;
  • una soglia relativa pari all’1% dell’intera esposizione verso il debitore.

 

Inoltre, è stato previsto che l’esposizione sconfinata oltre i 90 giorni, se regolarizzata, verrà considerata tale per i 3 mesi successivi, prima di uscire dalla classificazione di past-due.

Il past-due comporta di fatto il blocco del credito e, se non risolto, la revoca degli affidamenti.

In definitiva il messaggio che emerge è chiaro e prefigura uno scenario sfidante per il sistema imprenditoriale italiano, totalmente “bancocentrico”, chiamato ad affrontare crescenti criticità nel finanziarsi tramite l’ordinario sistema del credito bancario.

A livello informale ho verificato che le banche di maggiori dimensioni applicheranno questi criteri già nel corso del 2019. Per trarre delle conclusioni, occorre considerare che questa è la situazione di partenza:

Guardando al futuro (con fiducia), volenti o nolenti, cosa possiamo dedurre da tutto ciò:

  • Che le banche faranno sempre meno “la banca”;
  • che la platea delle PMI con limitato (o nullo) accesso al credito andrà ad incrementare esponenzialmente;
  • che finanziariamente c’è un “oceano blu” di PMI da servire ed assistere con servizi innovativi di gestione della finanza d’impresa e prodotti fintech;
  • che gli imprenditori ed i CFO, con mente aperta, si devono evolvere in tal senso.

 

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