L’evoluzione del rapporto Banca-Impresa

L’argomento è tecnicamente complesso, ma di grande impatto per l’economia reale, essendo il nostro sistema economico ancora “bancocentrico”, (letteralmente: “Carattere di sistema produttivo in cui il finanziamento dell’impresa privata è totalmente dipendente dal credito bancario”).

Proverò quindi a spiegarlo in modo semplice essendo il presente paper rivolto agli imprenditori, con particolare riferimento a tutte le PMI, che (giustamente) si occupano d’altro.

Il cambiamento (già verificatosi) è di natura epocale (nel senso grammaticale del termine “Atto a contrassegnare un’epoca, quindi storicamente importante, significativo”), modificando radicalmente il rapporto banca-impresa e le modalità di accesso al credito. Chi non si adatta, rischia di essere irreversibilmente escluso dai canali di finanziamento (almeno quelli tradizionali), mettendo a rischio la stessa continuità aziendale.

L’Ifrs 9 è il principio ermetico alla base di questa rivoluzione.

Quasi nessuno (dei non addetti ai lavori) lo sa, ma il 2018 per le banche è stato l’anno di introduzione del famigerato Ifrs 9.

Dopo la crisi finanziaria del 2007, i regulators hanno voluto porre mano ai principi contabili, con l’obiettivo di far registrare in maniera più tempestiva il deterioramento della qualità del credito. Il meccanismo studiato prende il nome di Ifrs 9, quadro contabile che dal primo gennaio 2018 sostituisce il precedente IAS 39. In sostanza, i nuovi principi disciplinano in maniera più severa le modalità con cui le banche dovranno effettuare gli accantonamenti sui crediti. L’Ifrs 9 prevede, infatti, che le banche effettuino accantonamenti non solo per i crediti già deteriorati, ma anche per quelli che potrebbero deteriorarsi in futuro. Di fatto, quindi, la manovra prevede accantonamenti anche per i crediti in bonis. Gli istituti dovranno infatti stimare le perdite attese (“expected loss”) e metterle a bilancio.

Nel dettaglio, è prevista una segmentazione dei crediti in tre livelli, detti “stage”, da cui dipendono diverse metodologie di calcolo delle perdite:

  • STAGE 1: la perdita attesa è calcolata su un orizzonte temporale di un anno.
  • STAGE 2: (che scatta quando sui crediti aumenta significativamente la rischiosità). Qui la perdita è calcolata su un orizzonte temporale che copre la vita dello strumento sino a scadenza.
  • STAGE 3: Vi rientrano i crediti diventati più rischiosi (classificati a default, a partire dal past due regolamentare, passando per le inadempienze probabili e sino alla sofferenza) in cui c’è l’oggettiva evidenza di impairment.

Tale scenario viene sintetizzato nello schema che segue:

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Nel condurre la valutazione degli accantonamenti su base analitica le banche andranno ad applicare il principio della rappresentazione veritiera e corretta sia per la stima dei flussi di cassa futuri sia per la valutazione delle garanzie reali, sulla base delle migliori prassi.

Il valore recuperabile stimato dovrebbe corrispondere all’importo calcolato tramite il metodo seguente:

  • il valore attuale dei flussi di cassa futuri stimati (escluse le perdite future non sostenute) attualizzato al tasso di interesse effettivo originale dell’attività finanziaria;
  • la stima del valore recuperabile di un’esposizione assistita da garanzia riflette i flussi di cassa che possono derivare dalla liquidazione della garanzia.

In concreto, saranno valutati i seguenti aspetti:

  • Poiché la stima degli accantonamenti si basa sull’ipotesi dei flussi di cassa operativi del debitore, o del garante, informazioni aggiornate e attendibili sui flussi di cassa e sul piano aziendale sono necessarie per tale stima.
  • I flussi di cassa operativi futuri dovrebbero basarsi sul bilancio del debitore. In particolare dovrebbero essere sempre esplicitate le “assumption” sulle dinamiche del circolante, ed in generale dell’attivo patrimoniale, che non sono sempre gestibili dall’impresa (potere negoziale nei confronti di clienti e fornitori, capacità e misurazione dei crediti in contenzioso per via giudiziale o stragiudiziale, nonché la gestione di eventuali debitorie nei confronti dell’erario e degli enti previdenziali, in un arco di tempo di almeno 2/3 anni. Dovrebbero poi essere considerati gli investimenti e i reinvestimenti necessari a preservare i flussi di cassa, la liquidabilità di assets non strumentali, nonché ogni variazione prevedibile dei flussi di cassa futuri (ad esempio la scadenza di un brevetto o di un contratto di lungo termine). Per ogni singola variazione (crescita del fatturato, riduzione costi, variazioni della marginalità, investimenti, dismissioni, ecc.) rispetto ai dati ed ai trend degli ultimi bilanci approvati, dovranno essere specificati i sottostanti “razionali” utilizzati per stimare i dati prospettici attesi.
  • La stima degli importi ottenuti dal solo realizzo di una garanzia finanziaria sarà ammissibile se si dispone di informazioni affidabili sul merito creditizio del garante e sull’efficacia giuridica della garanzia.

Un’analisi dettagliata dei flussi di cassa implica che le banche debbano svolgere un esame approfondito della situazione finanziaria del debitore, dei flussi di cassa disponibili, degli indicatori finanziari, dei piani aziendali, delle previsioni ecc. per determinare i flussi di cassa futuri più realisticamente realizzabili.

I piani aziendali e le proiezioni dei flussi di cassa saranno esaminati con grande attenzione dalle banche, considerando ipotesi di scenario peggiore o maggiormente avverso. La disponibilità di previsioni finanziarie è in genere un elemento fondamentale per la valutazione delle esposizioni.

Diversamente le posizioni per le quali la banca avrà dei dubbi sulla sostenibilità del debito saranno classificate (con vari meccanismi variabili da istituto ad istituto) in STAGE 2, con conseguenti maggior accantonamenti ed inevitabili ripercussioni sulle strategie creditizie di quelle posizioni (“decrease”) e sul relativo “pricing”.

Ecco, un’azienda, anche se in bonis rispetto alla banca e con un rapporto andamentale regolare, per cause esogene, ad esempio per una diminuzione di redditività con conseguente peggioramento di alcuni indici (PFN/EBITDA su tutti), passa a STAGE 2 con la concreta conseguenza di vedersi progressivamente ridotti gli affidamenti o, peggio, di subire la revoca delle linee commerciali.

Come si devono comportare le aziende?

Gli imprenditori non devono subire passivamente questo scenario, ma agire in modo proattivo e guardare al futuro.

Il cambiamento che l’impresa deve affrontare è duplice e riguarda l’intera cultura aziendale:

  • da un lato adottare i necessari strumenti gestionali e di management;
  • dall’altro modificare (spesso attivare) una corretta ed organizzata comunicazione verso il sistema bancario e conseguente gestione delle relazioni (la banca va vista come un vero e proprio investitore).

Quali sono in concreto questi strumenti?

  • Business Plan: per la gestione e pianificazione a medio-lungo termine.
  • Cash Flow Planning: per la gestione della tesoreria e dei flussi di cassa prospettici.
  • Monitoring: analisi trimestrale del Business Plan.

Esiste solo una strada da perseguire se si vuole rimanere nel mercato (non è terrorismo, ma evoluzione): adeguarsi; ma sempre nella consapevolezza che in primis questi strumenti rappresentano per l’azienda e per l’imprenditore un valore aggiunto.

Questi diventano infatti strumenti sine qua non per l’accesso al credito bancario (sia in sede di nuova concessione che di conferma delle linee esistenti) poiché le banche, a loro volta, sono obbligate a classificare le posizioni e determinare gli accantonamenti sulla base dei flussi di cassa attesi dal soggetto debitore.

E’ dai tempi di Basilea 2 (2004) che si parla di rating qualitativo e Business Plan, ma, concretamente, nella prassi quotidiana, questa necessità aveva oggettivamente riguardato solo le posizioni più rilevanti; adesso riguarda invece tutti i soggetti corporate.

Il Business Plan dovrà esprimere in modo chiaro non solo le dinamiche economiche e patrimoniali, ma, soprattutto, quelle finanziarie (cash flow forecast o flussi di cassa attesi), spesso non governate né dall’imprenditore, né dai suoi consulenti; le banche valuteranno proprio tali flussi!

Attenzione, il Business Plan non è solo uno strumento di accesso al credito (il che potrebbe indurre l’imprenditore ed i suoi consulenti ad elaborare un documento “tanto per fare”), ma è soggetto anche ad un monitoraggio, spesso trimestrale, sempre annuale, da parte delle banche. Se i risultati effettivi sono incoerenti rispetto al Business Plan, si verifica un’ anomalia e questo, come già precisato, può determinare un peggioramento della classificazione dell’impresa (da stage 1 a 2); anche se la posizione è in bonis e la gestione aziendale performante (Mol/Ebitda positivi e utile d’esercizio)!

Ma c’è di più.

La presenza di tali strumenti può anche permettere alla banca, qualora lo ritenga opportuno, di agire manualmente sul rating, andandolo a migliorare (“override”), consentendo quindi una diversa classificazione della posizione (ad esempio da STAGE 2 a 1) sul presupposto di una valutazione soggettiva (fatta dal tecnico del credito) e non solo asettica (fatta dalla macchina: incapace di suscitare o di subire emozioni).

Anche la gestione della comunicazione con le banche assume quindi un ruolo rilevante: più che la cena con il responsabile corporate conterà lo storytelling che l’impresa saprà rappresentare alla banca ed ai tecnici del credito (che, di conseguenza, saranno poi in grado di agire direttamente sul rating stesso)!

Dott. Tiziano Cetarini

Managing partner Tiziano & Co S.r.l.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *