TRASFORMA I TUOI CREDITI IN LIQUIDITA’ E RISOLVI GLI SQUILIBRI FINANZIARI: CI PENSA IL FACTOR!

Gestire il ciclo finanziario di un’azienda non è mai semplice.

Spesso gli imprenditori devono infatti fare i conti con termini di pagamento di debiti commerciali e tributari ben inferiori rispetto ai tempi medi di incasso dai propri clienti.

Un contesto di questo tipo, usuale per la maggior parte dei business, se non gestito correttamente può creare significativi squilibri a livello di cassa finendo per minare, nei casi più gravi, la stessa continuità aziendale.

Nel precedente articolo abbiamo trattato di una soluzione finanziaria “smart” per contrastare i ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione (clicca qui). Oggi vogliamo invece focalizzarci sullo strumento del factoring per i crediti privati, anch’esso utilizzato per favorire ed ottimizzare il ciclo finanziario, sia con riferimento alle imprese in bonis che per le imprese soggette a ristrutturazione e procedure concorsuali in continuità che, come noto, hanno difficoltà ad accedere ad affidamenti commerciali per il tramite dei classici canali bancari.

 

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ART. 1260 C.C. – CESSIONE DEI CREDITI

L’articolo 1260 c.c. introduce la generica disciplina della cessione dei crediti. Esso recita: “Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge. Le parti possono escludere la cedibilità del credito; ma il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione”. Tra le varie forme in cui può manifestarsi la cessione del credito, una delle più comuni è, appunto, il factoring.

 

IL FACTORING

Ci troviamo di fronte ad un contratto di factoring quando un soggetto specializzato (c.d. factor) si obbliga, verso il corrispettivo di una commissione, a gestire per conto di un cliente la riscossione di tutti o di parte dei crediti che quest’ultimo vanta in relazione alla propria attività. Ciò consente all’imprenditore di ottenere un’anticipazione finanziaria dei propri crediti prima della loro scadenza naturale. In tale contesto sono coinvolti quindi i seguenti 3 soggetti: l’impresa cedente (che cede il proprio credito commerciale in cambio di liquidità), il factor (l’impresa specializzata che svolge il ruolo di cessionaria) ed il debitore ceduto.

In Italia il contratto di factoring è regolato dalla Legge n° 52 del 21.02.1991 (“Disciplina della cessione dei crediti di impresa”) che ha integrato la regolamentazione contenuta negli artt. 1260 e s.s. c.c.

Risulta chiaro come il factoring possa essere considerato a tutti gli effetti come una forma di finanziamento alternativa rispetto a quella classica bancaria.

 

 

LA PRASSI

La cessione dei crediti nell’ambito del rapporto di factoring può avvenire nelle seguenti due modalità:

  • Pro soluto, il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti ed in caso di inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al cliente.
  • Pro solvendo, lasciando al cliente il rischio dell’eventuale insolvenza dei crediti ceduti. Solitamente il factoring avviene in modalità pro solvendo, a meno che il factor non rinunci a tale garanzia.

Tecnicamente il contratto può poi assumere varie configurazioni, ad esempio:

  • Factoring con accredito anticipato (c.d. “conventional factoring”): il factor oltre a garantire un servizio di gestione crediti anticipa al cedente l’80% circa del controvalore dei crediti ceduti, trattenendo la differenza a garanzia che sarà restituita al momento dell’effettivo pagamento del debitore ceduto.
  • Factoring con accredito alla scadenza (c.d. “maturity factoring”): il factor svolge essenzialmente un servizio di gestione crediti, il cui importo sarà accreditato al cliente solo dopo la data di scadenza degli stessi.

 

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IL RAPPORTO DI FACTORING NELLE IMPRESE IN RISTRUTTURAZIONE

Il factoring, come detto poc’anzi, rappresenta uno strumento molto utile all’impresa che vuole ottenere affidamenti commerciali adoperando però canali alternativi rispetto a quelli tipici bancari. Con tale contratto atipico infatti le imprese riescono ad ottimizzare il ciclo finanziario ed evitare, di conseguenza, pericolosi squilibri di cassa. Esso, può essere utilizzato sia nei casi di imprese in bonis sia in ipotesi di imprese sottoposte a ristrutturazione o procedura concorsuale in continuità, solitamente in difficoltà ad accedere a qualsivoglia fonte di finanziamento.

Infatti il legislatore, nell’ambito di quel “favor concordatis” che caratterizza il proprio operato negli ultimi anni, ha previsto una serie di strumenti finalizzati ad ottenere nuova finanza per l’impresa sottoposta a procedure in continuità che fosse assistita, per rendere la stessa più agevole da ottenere, dal beneficio della prededuzione.

Nel gergo economico – finanziario, i finanziamenti erogati da istituti finanziari ad un imprenditore in stato di crisi e durante tutto l’arco temporale necessario per completare un percorso di ristrutturazione aziendale, prendono il nome di debtor-in-possession financing (“DIP Financing”).

In particolare, gli istituti previsti nell’ordinamento italiano, in ordine cronologico di procedura, risultano così riassumibili:

  • Articolo 182-quater, commi 2° e 3° L.F.: c.d. “Finanziamenti ponte”; come noto sono i finanziamenti finalizzati alla presentazione della domanda di concordato preventivo, godono della prededuzione ove siano previsti nel successivo Piano ed il Tribunale ne riconosca ex post, in sede di ammissione.
  • Articolo 182-quinquies, comma 3° L.F.: c.d. “Finanziamenti urgenti”; come noto sono i finanziamenti che possono essere chiesti nel corso della fase in bianco della domanda e quindi prima della presentazione del piano concordatario e godono della prededuzione ove il Tribunale li autorizzi in quanto accerti che sono necessari, urgenti e non sostituibili.
  • Articolo 182-quinquies, commi 1° e 2° L.F.: c.d. “Finanziamenti interinali”; come noto sono i finanziamenti che possono essere chiesti con il piano concordatario e dovrebbero essere erogati nel corso del piano stesso fra l’ammissione alla procedura e l’omologa della stessa; impongono l’attestazione dell’esperto e la preventiva autorizzazione da parte del Tribunale.
  • Articolo 182-quater, comma 1° L.F.: c.d. “Finanziamenti in esecuzione”; come noto sono i finanziamenti previsti nel piano ed in sua esecuzione; devono essere attestati dall’esperto e godono della prededuzione se il Tribunale li autorizza in sede di omologa.

Attivare ed ottenere nuova finanza è un processo complesso che richiede competenze specialistiche ed integrate:

  • occorre comunicare in modo adeguato con le banche “strategiche” (spesso è necessario attivare e coordinare un tavolo interbancario);
  • è necessario avere rapporti diretti con gli investitori e la fiducia degli stessi;
  • è fondamentale sviluppare un piano economico finanziario che sia anche “bancabile” ovvero coerente con le best practices e la policy degli istituti di credito (spesso è quindi opportuno sviluppare e condividere preventivamente un “term sheet” con gli stessi ed ottenere predelibere per poi recepirle nel piano);
  • tali attività vanno poi contestualizzate e formalizzate giuridicamente nell’ambito degli istituti giuridici individuati.

Il factoring è lo strumento ideale per attivare forme di DIP Financing ed in questo contesto Tiziano & Co. collabora stabilmente con General Finance.

Nel paragrafo successivo si riporta il case study relativo la procedura di concordato in continuità diretta riguardante un’ azienda orafa (“Alfa Srl”) che ha strutturato con successo una linea DIP Financing mediante un contratto di factoring stipulato con General Finance; Tiziano & Co. ha svolto il ruolo di advisor finanziario della società.

 

 

BUSINESS CASE: IL FACTORING NEL CONCORDATO IN CONTINUITÀ

Alfa Srl, azienda operante nel settore della gioielleria sia in Italia che all’estero, si è trovata per una serie di circostanze in una fase di difficoltà economico-finanziaria sfociate nel ricorso ad una procedura di concordato preventivo in continuità diretta ai sensi dei combinati articoli 161, 6° comma, L.F. e 186-bis L.F.

Il piano e la proposta concordataria prevedevano la creazione della provvista necessaria al pagamento dei creditori nelle percentuali stabilite unicamente attraverso la piena ed integrale continuità operativa del business di riferimento. Ai fini della propria sostenibilità finanziaria, tuttavia, il piano prevedeva inoltre il supporto della nuova finanza di tipo interinale ai sensi dell’art. 182-quinquies , 1° comma, L.F.

Trattasi, come noto, di una tipologia di finanziamento che può essere richiesta con il piano concordatario – ed anche in corso di “concordato in bianco” – da erogarsi durante il Piano stesso nel periodo tra l’ammissione alla procedura e l’omologa.

La presenza di tale nuova finanza a supporto del Piano era inevitabile in quanto:

  • da un lato la società ricorrente dal deposito del concordato “in bianco” ha dovuto continuare ad accettare pagamenti dai propri clienti in media ad oltre 120 gg (in linea con le medie del settore) conteggiati a fine mese dalla fattura di vendita;
  • dall’altro lato i fornitori, per continuare (o iniziare) ad offrire i propri servizi dopo il deposito della domanda di concordato, come avviene abitualmente, hanno richiesto pagamenti anticipati (situazione di facile comprensione per una impresa in proceduta specie nella prima fase della ristrutturazione).

Pertanto, il gap finanziario generato a causa di questo doppio fenomeno (azzeramento dei tempi di pagamento dei fornitori e mantenimento dei consueti tempi di incasso dai clienti) ha avuto necessità di essere coperto, attraverso, appunto, la “anticipazione” dei crediti stessi.

In particolare, la nuova finanza di tipo interinale individuata nel piano si è esplica nel mantenimento in essere del rapporto di factoring “autoliquidante” con General Finance, società specializzata nella concessione di nuova finanza alle imprese in procedura. A livello di piano economico-finanziario previsionale, l’importo dell’affidato è stato inserito nello stato patrimoniale “forecast” per tutto l’orizzonte temporale di riferimento e, parimenti, sono stati rilevati a conto economico, i relativi oneri finanziari su base annua.

Si ricorda che la stessa nuova finanza è stata oggetto:

  • in primis di attestazione da parte dell’esperto – designato dal debitore e in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lett. d – il quale ha dovuto attestare, appunto, la funzionalità del mantenimento in essere del rapporto con General Finance al miglior soddisfacimento dei creditori concorsuali;
  • in secundis, di autorizzazione preventiva da parte del Tribunale competente.

La stessa nuova finanza, infine, dovrà essere ratificata in sede di decreto di omologa c.d. nuova finanza in esecuzione di piano ai sensi dell’art. 182-quater L.F.

In conclusione, tale linea commerciale ha permesso sino ad oggi alla società ricorrente di poter continuare ad operare in piena continuità aziendale mantenendo in equilibrio tutto il ciclo del circolante (c.d. “cash conversion cycle”) con costi, in termini di oneri finanziari, in linea rispetto a quelli previsti nel Piano.

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